PER DORMIRE TRANQUILLI

A scanso di ogni equivoco premetto che le persone che di seguito saranno nominate mi hanno dato il consenso a pubblicare i loro nomi, orgogliosi di appartenere ad una classe che in molti vorrebbero estinta quando invece sarebbe meglio fosse ascoltata da politici, amministratori ed ecologisti ai fini di mantenere, con nessuna spesa, i delicati equilibri della natura.     

Il lettore potrebbe pensare che sia mio intento reclamizzare qualche prodotto o qualche infuso d’erbe acquistabile in farmacia o presso l’erboristeria dell’amico Elio per combattere l’insonnia.   Nulla di tutto ciò.    Se avrà pazienza e bontà di leggermi si accorgerà alla fine quali siano spesso i rimedi perché un cacciatore coscienzioso possa dormire talvolta tranquillo.

APPENNINO MOLTI ANNI FA.     (colpo mancato)

Ricordo come fosse ieri, anche se è trascorsa una infinità d’anni, di aver sparato in un tardo pomeriggio di gennaio sulle prime propaggini dell’Appennino romagnolo, ad un capriolo che pascolava assieme al fratello e alla madre su un prato prospicente una scarpata boscata.        

Non ebbi modo di notare la reazione dell’animale al colpo. Vidi soltanto due caprioli entrare trotterellando nel folto. A nulla valse il mio recarmi sull’anschus data l’oscurità e la mancanza di una torcia elettrica.

Rincasato non mi riuscì di dormire quella notte, assillato dal pensiero di quanto avevo combinato.

Volli riparare il giorno seguente recandomi nello stesso luogo, disarmato poiché era giorno di silenzio venatorio.

Mi si allargò il cuore come rividi, pressappoco all’ora dello sparo, gli stessi tre caprioli assieme intenti a pascolare.

Quella notte dormii sonni tranquilli.

ALTA LESSINIA 19/11/2018.  (avvistamento)

Siamo in alta Lessinia.   Kan Bìsan, in cimbro “ai prati”, così mi ha detto Dario cultore di quella antica parlata. Oggi Erbezzo, la cui sede comunale nella provincia di Verona è la più a nord e la più alta sul livello sul mare con i suoi 1.118 metri.

In questo nostro comprensorio di caccia, VR12, deve essere ancora prelevata una femmina adulta di  camoscio senza piccolo.

Tocca a me. Mi accompagna Marcello. Amante delle ore antelucane, Marcello, riconoscendo la mia vecchiaia e il mio stato di sordità, mi mette a mio agio con la sua pazienza e parlandomi lo stretto necessario.

Ci attende una postazione a terra che egli ha realizzato sotto un abete, ben mascherata, comoda, rivolta verso oriente e già collaudata.

La raggiungiamo ancora col buio. Ora albeggia e contro il  chiaro del cielo si staglia il nero del bosco di abeti con le cime che spiccano.

È il momento nel quale mi viene spontaneo socchiudere gli occhi per vedere delinearsi contro quel nero una schiera di figure avvolte in una nebbiolina che viene e che va.   Ravviso in quelle figure leggere le Anime buone di coloro che ho conosciuto, che mi hanno amato, che in qualche modo hanno lasciato una impronta nel mio essere. Qualche istante è sufficiente per ricordare una infinità di persone, fatti, avvenimenti.

Marcello, toccandomi con il gomito, mi riconduce tosto alla realtà: ha intravisto qualcosa lontano su un prato tra alberi radi.  È incollato al binocolo e ha già puntato il lungo: sono camosci. Man mano che aumenta la luce ne contiamo tre, cinque, una dozzina, … sono quindici tra maschi e femmine di diverse età.


Sono camosci. … quindici tra maschi e femmine di diverse età.  La femmina oggetto della nostra attenzione si trova nella posizione centrale della fotografia

La nostra attenzione è rivolta in particolare a una femmina dal mantello non ancora del tutto invernale. Muretti a secco non ci permettono di valutare se sia accompagnata dal piccolo. Ci intendiamo con un’occhiata e riposo la carabina nell’angolo della postazione.                                          

I camosci si allontanano e, coperti dal fogliame di arbusti, scollinano.

ALTA LESSINIA  21/11/2018.    (ferimento) 

Stavolta sono io ad accompagnare Paolo ancora alla stessa posta. Conosco bene Paolo. È un cacciatore attento, preparato: ha avuto per maestro suo zio Carlo.                                                                    

A giorno fatto tutto il gruppo dei camosci che avevo visto due giorni prima si ripresenta ancora ad una distanza tale da non azzardare il tiro.

Ma proprio quella femmina, più chiara degli altri e sulla quale la mia attenzione si era concentrata nella precedente uscita, isolandosi dal branco, si avvicina a noi. È seguita da un maschio che non dimostra al momento particolari interessi.  Ora vediamo chiaramente che non è una mamma. Valutiamo distanza e difficoltà. Essa è a circa duecento metri da noi e bruca mostrandoci il fianco. Alle nove, dopo un’ora di osservazione, si spara.

Attraverso il binocolo osservo la reazione: l’animale balza in verticale per un’altezza superiore alla sua per ricadere pesantemente sulle quattro zampe. Dovrebbe crollare. Non si accascia ma ingobbito, con la testa bassa, a passi corti e lenti, intercalati da brevi pause, si avvia in direzione opposta alla nostra.  Ci presenta sempre il posteriore impedendo di ripetere il tiro. Abbiamo ancora speranza che da un momento all’altro si accasci. Invece riesce a superare un muretto a secco ove, per la mancanza di una pietra il passaggio è più agevole e ad esso certamente noto. Trascorso qualche “interminabile” istante scompare in direzione del Vajo dell’Anguilla. Evidentemente è stato colpito.  Ci rechiamo a perlustrare il punto di sparo senza trovare reperti. Avanziamo ancora prudenti seguendo la sua direzione e su una pietra di quel muretto, proprio dove era passato, un’unica piccola macchia di sangue … .

Poiché siamo sulla linea di confine tra il nostro comprensorio di caccia e il Parco Regionale della Lessinia a malincuore ritorniamo sui nostri passi convinti che l’animale sarebbe fermato poco lontano.

<< Non dire gatto fin che non ce l’hai nel sacco >> continuo a ripetere tra me e me. Ancora indugiamo sull’anschuss notando questa volta quanto in precedenza ci era sfuggito: sul terreno c’è del pelo di colore cenerino. È pelo di certo caduto di recente in quanto non ancora del tutto adagiato sull’erba. La sua quantità è tale da potersi raccogliere nel palmo di una mano.

Ci convinciamo che l’animale sia stato toccato di striscio nella parte inferiore del tronco, il che giustificherebbe il balzo in verticale. La sua ricaduta a terra pesantemente e sulle quattro zampe, dato lo stato di muta alquanto avanzato, avrebbe potuto determinare la perdita di quel pelo.

Ci guardiamo interrogandoci, è il momento delle risoluzioni, avvisiamo il Presidente del Comprensorio, le Guardie, …

Francesco, presidente del Gruppo Conduttori di Verona, ci fornisce il numero di un certo Michele per intervenire con il cane da traccia.

I telefonini già scottano.

Michele con Lady, una hannoveriana di tre anni, costituisce una unità cinofila da non molto laureata ma già con alcune impegnative ricerche portate a buon fine. È l’unica autorizzata a operare all’interno del Parco Regionale della Lessinia forse per il fatto che il conduttore ha familiarità con quei luoghi essendo nato e cresciuto a Bosco Chiesanuova.

Si contatta Michele. Egli si trova al lavoro in Città ma riesce ad ottenere un permesso per raggiungerci alle quindici.

Intanto in piazza a Erbezzo è giunto da Bosco suo padre, il Poldo, portando con sé la cagna e tutto il necessario perché Michele possa essere operativo.

Dopo veloci convenevoli l’Unità cinofila, con il Cacciatore, accompagnata  da Davide e Massimo, due giovani e sempre disponibili soci del Comprensorio, si avvia sul luogo dello sparo, mentre  Poldo e io  raggiungiamo la sponda opposta del Vajo da dove osservare il lavoro di recupero pronti a dare eventuali indicazioni.

Michele con Lady

Ora ci appaiono di fronte i nostri uomini. L’ambiente è difficile e pericoloso per numerosi salti di roccia.

Seguiamo i loro movimenti fino a scorgere il selvatico che si sottrae ai recuperatori scomparendo nel buio per l’ora ormai tarda.   L’operazione ha fine. Ci si ritrova tutti al bar L’Alpino attorno a un tavolo.

Chi ha sparato ordina una bottiglia di vino Friulano e degli stuzzichini.

Michele ci ragguaglia sull’azione di ricerca poiché di recupero non si può parlare. << La cagna, condotta sul sangue indicato dal cacciatore>> egli dice << dopo qualche titubanza  parte decisa sulla sinistra fino a trovare ancora un paio di gocce di sangue lasciato dall’animale ferito. Quindi si indirizza verso il basso.  La vegetazione è intricata per cui sono costretto a  sciogliere la cagna dalla lunga. Intravvedo avanti sulla cengia la camoscia, che si sottrae alla cagna che incalza, senza ch’io possa sparare. Dato il sopraggiungere del buio e la pericolosità del luogo ho ritenuto opportuno recuperare la cagna e ritornare sui passi>>.    E poi a voce bassa: << Sono certo che la vostra camoscia, nel giro di qualche giorno la rivedrete nel suo branco>>. E ancora : << Solitamente un camoscio mal ridotto si incroda, aspettando di affrontare il cane che lo insegue in un ambiente a lui congeniale per avere la meglio, cosa che non è avvenuta stasera>>. Il conduttore compila la scheda per il suo intervento con i suggerimenti di tutti i presenti.


  Il difficile ambiente in cui ha operato l’unità cinofila
        1)La prima goccia di sangue – 2)La cagna parte decisa – 3)Un paio di gocce di sangue
       4)La camoscia viene vista ma è inavvicinabile –  <——— la via di fuga della camoscia

ALTA LESSINIA 25/11/18.      (prelievo)

È il giorno di Mirco e sono io ad avere il piacere di accompagnarlo ancora nello stesso luogo.

Mirco è un cacciatore molto attento, buon conoscitore di camosci  avendo la fortuna di dover dare spesso una mano a cacciatori di città nel prelievo di questi animali in riserve trentine.

Si ripete la scena di quattro giorni prima. Ecco i camosci; li contiamo attentamente e il loro numero corrisponde a quello di allora. La femmina, dal mantello più chiaro rispetto agli altri camosci, ancora si stacca dal gruppo avvicinandosi a noi.


Questa camoscia dalla muta non ancora ultimata …

Mi sovviene quanto aveva allora affermato il conduttore del cane da traccia: quell’animale l’avremmo rivisto nel giro di qualche giorno reinserito nel branco …    

Alle dieci e venti, dopo una ora e mezza di osservazione, il colpo preciso di Mirco.

Si rendono gli onori al cacciato.  <<Salute al cacciatore!>> esclamo, io che ho sempre avuto avversione per le lingue straniere, ed egli mi risponde parole in tedesco il cui significato ignoro. I nostri volti esprimono soddisfazione.

Il bruch, altro ramoscello intriso di sangue a adornare il cappello, … il rilievo delle misure biometriche … e via tutti, sta volta a festeggiare, al solito bar. Mirco ha così posto fine alla vicenda di questa camoscia dalla muta non ancora ultimata che ha avuto solo “la colpa” di non essere accompagnata da un capretto e di isolarsi dal branco avvicinandosi troppo alla nostra postazione.

Da quanto sopra riportato ho inteso che se desidero dormire sonni tranquilli dopo una giornata di  caccia, devo sicuramente tener presente almeno quanto segue:

– farmi accompagnare da un Esperto che sappia valutare la reazione dell’animale al tiro;

– tenere nello zaino una torcia elettrica possibilmente funzionante;

– avere tra i documenti la lista di recapiti telefonici dei conduttori di cani abilitati al recupero di animali feriti;                      

– far tesoro di quanto continuamente ci vien “predicato” dal buon Michelangelo cui sta  giustamente a cuore l’etica venatoria: la conoscenza del selvatico da prelevare, la taratura dell’arma, la fretta, … , l’emozione e tanto altro.

Per concludere permettetemi di riportare questa riflessione.

C’è sempre qualcosa da scoprire anche quando si pensa di sapere già tutto. Non dobbiamo mai aver fretta di scrivere l’ultima parola, di dichiararci tuttologi e pronti ad affermare l’assoluto.

Se si sa già tutto non serve cercare niente, invece uno spirito di osservazione critico (prima di tutto verso sé stessi) è indispensabile per arricchire il proprio sapere.

RINGRAZIAMENTI

– Al branco di camosci che mi ha concesso, in quelle ore di osservazione, di poter scambiare pareri

  e opinioni con chi mi stava accanto accrescendo la mia scarsa conoscenza della specie. 

– A Lady la vera attrice, e a Michele, interprete dell’azione di lei.

– Al Gruppo Conduttori Verona per la professionalità con cui forma le unità cinofile.

– Ad APEAV per aver avuto la compiacenza di pubblicare questo mio scritto ambientato nella nostra Lessinia e tra la sua gente.

A dimenticavo …  un grazie a te, che hai avuto la pazienza di leggermi senza addormentarti: ma che non sia forse il caso di avere qualche consiglio dall’Erborista?

Antonino Cipriano

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