LE COSE NON S’AGGIUSTANO DA SOLE

Potrebbe sembrare una banalità l’affermare che questi son tempi di superficialità, informazione pilotata se non disinformazione, adesione acritica.

Non è una banalità proprio perché è tragicamente vero, e lo è in molti aspetti della nostra vita.

Mode, atteggiamenti, costumi e correnti di “pensiero” di scarso valore, se non addirittura negativi, sono ampiamente supportati da veicoli “facili”, immediati, pronti e predigeriti che hanno, ovviamente, efficacie presa  su di un terreno reso agevole dai media, dalla poca abitudine a pensare, da una diffusa abitudine al non approfondimento, dalla perdita generalizzata di un’ atteggiamento critico, come se diritti e doveri non andassero di pari passo ed i primi fossero più fondamentali dei secondi.

E c’è chi ne approfitta a piene mani.

Il mondo della caccia non fa eccezione.

Abbiamo sempre lamentato una diffusa ignoranza, un insieme di luoghi comuni, una carente preparazione tecnica ed etica nel mondo venatorio del nostro paese e credo che, per quanto tutto ciò non ci faccia piacere, sia difficile affermare il contrario.

Su queste basi assistiamo quotidianamente alle lotte tra associazioni venatorie, gruppi, orientamenti politici, attenti unicamente alle tessere, al consenso, all’affermazione  di interessi particolaristici, che nulla hanno a che vedere con la sostenibilità dell’esercizio venatorio, con la valida fondazione del medesimo su solide basi scientifiche, con quel sacrosanto “principio di conservazione” che deve ispirare necessariamente chiunque operi nella natura ed in qualche modo entri nella sua gestione.

E c’è, anche qui, chi ne approfitta a piene mani    .

La demagogia è più facile della buona politica.

Promettere di tutto e di più rende meglio che chiedere attenzione, moderazione e sacrifici.

Ecco quindi la piccola ma agguerrita pattuglia dei “politici venatori d’assalto” che pare tenere in assoluto “non cale “i pratici riflessi di ciò che va affermando e promettendo, con totale spregio per tutto ciò che non è l’immediato conseguimento del consenso.     

Occorre fare attenzione perché il mondo della caccia, per quanto limitato, è ancora politicamente appetibile, redditizio, facilmente manovrabile perché impreparato, fragile, emotivo, stressato, bistrattato e minacciato.

E l’errore più grande sarebbe proprio pensare che questi novelli “angeli custodi della caccia” siano davvero interessati a migliorare tale situazione e non, piuttosto, la loro carriera ed i loro utili.      

L’evoluzione della caccia, il suo adeguamento a modelli assai più avanzati, che peraltro non mancano e che timidamente spuntano anche da noi, è irrinunciabile premessa alla sua stessa sopravvivenza.

La caccia ha bisogno di credibilità, di immagine, di corretto dialogo con un’opinione pubblica spesso indifferente, infastidita, non favorevole, quando non addirittura visceralmente nemica.

Ciò anche per nostra colpa.

Abbiamo troppo delegato, lasciato fare, sperato che, tutto sommato, “le cose alla fine si aggiustano sempre”.

Ci siamo affidati più ai funzionari, ai dirigenti, ai politicanti ed ai maneggioni che al dialogo continuo con gli studiosi, con gli operatori sul territorio che ci ospita, con gli ambientalisti moderati che hanno, vivaddio, ragioni altrettanto sacrosante delle nostre.

L’immagine della caccia, anche di quella seria e sostenibile, anche di quella gestionale, ne ha sofferto in modo devastante.

E’ora di dare un deciso colpo di barra, di operare un’inversione di rotta nell’interesse di tutti, dei cacciatori, degli amanti dell’ambiente, degli operatori sul territorio e dell’indotto ancora assai rilevante che la caccia muove e di cui beneficia un’economia generale, ma soprattutto della Natura, l’eredità più preziosa che uomini civili possano lasciare al loro figli.

Possiamo cominciare noi, cacciatori a palla, selecontrollori, esperti accompagnatori o come ci vogliamo definire.

Non siamo più bravi degli altri ne siamo una eletta corporazione ne disprezziamo o sottovalutiamo altre forme di caccia.

Abbiamo però avuto l’occasione e la fortuna di accostarci ad una forma di prelievo e gestione (relativamente recente) che non può prescindere da conoscenze serie ed approfondite, da una buona scuola, da un impegnativo lavoro sul territorio che va a beneficio di tutti i “fruitori di natura”.

Non siamo ne sparacchiatori ne distruttori, lavoriamo con passione e sacrifici e ciò non solo per poter perpetuare la nostra passione, ma anche per migliorare ambienti e fauna.

E lo possiamo dimostrare dati alla mano.

Siamo un po’ la punta di diamante di un mondo venatorio che deve ritrovare unità, immagine, credibilità e dialogo con le altre componenti sociali.

Ma per fare ciò dobbiamo essere uniti, dobbiamo confrontarci, coordinarci, tenerci in stretto contatto senza stupide gelosie o preconcetti, senza “io sono il più bravo”.

Abbiamo uomini ed argomenti per farlo in modo egregio.

Questo nostro stesso sito, nato in sordina ma cresciuto così bene, potrebbe svolgere una fondamentale opera di coagulazione.

Noi, in Veneto, e la situazione qui non è certo la più favorevole, abbiamo iniziato e coordinarci, abbiamo instaurato un dialogo ed abbiamo ottenuto anche qualche discreto risultato.

Il tentativo è ovviamente modesto, ma significativo; ampliamolo!

La nostra passione, il nostro coinvolgimento, le nostre conoscenze, dovrebbero   spingerci ad unirci, superando individualismi e preconcetti, a prendere l’iniziativa perché la caccia non muoia.  Se l’immagine della caccia la lasciamo in certe mani, non abbiamo molte speranze.

Se faremo capire quanto la caccia vera sia conoscenza, gestione, protezione, conservazione, amore per la natura, nobile tradizione, allora potremo difenderci a testa alta, essere   accettati da tutti, avere prospettive incoraggianti.

Forse non sarà facile, ma neppure impossibile, e poi, se non si comincia…….    Siamo in tanti disposti a lavorare. Cominciamo a prendere contatto tra di noi, una telefonata,  una mail…….

E’ dal primo mattone che si costruisce una grande casa !

                                                                                                    Michelangelo Federici di Gorzone

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