Chi ha il piacere di visitare Palazzo Vecchio in Firenze può essere incuriosito da un affresco sulla volta di una delle stanze il cui motivo ritorna spesso in soffitti e pavimenti di altre stanze, tutte piene di pregevolissima arte. E’ l’emblema della flotta di Cosimo I de’ Medici (1519-1574) che mostra una tartaruga con una vela.

Ma ritorno alla nostra amata Caccia che vorremmo essere sempre più intesa quale parte integrante della conservazione della Natura.
Mi rifaccio a quanto scritto qualche tempo fa dal socio sig. Giacomo Dino Fedrighi nella rubrica “Riceviamo e pubblichiamo” in questo nostro sito ove egli si schiera a favore di un acculturamento del cacciatore di lepre necessario affinchè questi intenda l’importanza di adoperare cani che non seguano gli ungulati, diversamente da quanto oggi spesso avviene.
Capita spesso infatti di udire la canizza persistente dei cani dietro ad ungulati che se non finiscono bersaglio delle doppiette, trovano, stressati, altre mille difficoltà.
Ne soffre in particolar modo il capriolo, che per propria natura non prende mai considerevoli distanza nella fuga dall’inseguitore, subendo azioni di disturbo che si protraggono troppo a lungo nel tempo.
Riporto le parole del Fedrighi rivolte al nostro Presidente: “ …. hai toccato un punto molto importante che è quello della educazione e civiltà venatoria, in altre parole si tratta del livello culturale del cacciatore. Credo che come associazione sia necessario battersi anche per questo. Più conosci gli animali più impari a rispettarli. …”
Filosofia che tutti condividiamo e per la quale APEAV si sta certamente adoperando.
Lo statuto di APEAV, al quale io auspico che il Consiglio voglia proporre alcune modifiche o meglio degli accomodamenti dettati dall’esperienza maturata durante i tre lustri trascorsi dalla sua prima estensione, evidenzia la finalità principale che l’Associazione si propone : “ … tutelare e incrementare la fauna selvatica in particolare riguardo agli ungulati (punto 3 comma d)”.
Lo stesso statuto detta anche i metodi, le vie da percorrere per raggiungere questo fine : “… attraverso l’approfondimento [principalmente negli associati] di temi inerenti biologia, …, etologia delle specie oggetto di prelievo (punto 3 comma c)”; e ancora : “… divulgando [APEAV direttamente o attraverso i propri associati] i principi irrinunciabili dell’etica venatoria [punto 3 comma f]”.
E’ di fatto che il nostro pur vecchio statuto non parla mai di coercire bensìdi acculturare noi stessi accompagnatori per poter essere a nostra volta capaci di trasmettere etica e sani principi nei cacciatori che abbiamo la fortuna di guidare nelle uscite di selezione e in quanti altri incontriamo.
Una nostra condotta esemplare è d’obbligo per riscuotere credibilità.
Ciascuno allora, messo a conoscenza non tanto della biologia quanto dell’etologia delle varie specie selvatiche, si adopererà in prelievi oculati per non arrecare danni.
Per carità, … un errore può essere commesso da chiunque, ma resta doveroso da parte di chi ha fallito ammetterlo abbassando la testa, … unitamente al buon proposito di una maggiore attenzione!
Forse che quel poco che conosciamo, noi che presuntuosamente ci definiamo ”esperti”, non lo abbiamo appreso da docenti preparati durante i corsi che abbiamo sostenuto per essere abilitati al prelievo selettivo degli ungulati?
E che a nulla siano valse le nostre osservazioni sul campo nel corso delle stagioni e il confrontare le nostre esperienze con quelle dei colleghi?
Poi, gli argomenti che ti appassionano, li approfondisci giorno dopo giorno!
Fortunatamente nella nostra realtà parecchi segugisti, sono divenuti anche selettori e, studiando, hanno ben inteso l’importanza del rispetto dei piani di prelievo formulati dai preposti per mantenere e incrementare numericamente, e non solo, le popolazioni delle singole specie.
Hanno inteso che per essere ossequenti a tali piani necessita, ben prima di premere il grilletto, una osservazione attenta e scrupolosa del selvatico che appena si intravede, usando appropriati strumenti ottici, e che è disdicevole sparare a un animale sul quale non sia stato possibile effettuare le dovute valutazioni!
Ebbene, questi Segugisti acculturati oggi adoperano già cani addestrati a non seguire gli ungulati.
Il loro comportamento è un positivo esempio per i lepraioli che ci auguriamo vogliano, evolvendosi, imitarli.
Metodi coercitivi imposti dall’alto quali l’adoperare a caccia solamente segugi che non si interessino agli ungulati, dotati di “certificazaioni di idoneità” difficili da attribuire e ancor più da gestire nel tempo, sono talvolta capaci di suscitare, in persone, diciamo pure in po’ ”refrattarie”, reazioni più dannose che utili.
I canidi, in genere, cacciano per il proprio capobranco. Il segugio, canide domestico, identifica il capobranco nel padrone.
Sarà compito di questo capobranco, il cacciatore cosciente, addestrare il proprio cane a cacciare trascurando l’usta della selvaggina ungulata.
Il primo insegnamento che il cacciatore cosciente deve dare al suo cane, lo da astenendosi dallo sparare a ciò che non si addice, redarguendo il cane negli atteggiamenti sconvenienti.
Poiché l’addestrare comporta fatica, per avere frutti migliori e più immediati, il cinofilo attento si volgerà verso soggetti appartenenti a correnti di sangue dotate di intelligenza, quindi facilmente addestrabili, capaci nel nostro caso di intendere, con le buone maniere, che ad essi viene richiesta attenzione alla lepre e non ad altro.
Sarà allora piena soddisfazione per segugisti e selettori.
Tornando alla flotta di Cosimo in Palazzo Vecchio:
la tartaruga, caratterizzata dall’estrema lentezza, simboleggia la prudenza, mentre la vela, gonfiata dal vento che spinge la nave, simboleggia l’azione.
Cosimo ha così fatto suo il motto dell’imperatore romano Augusto: festìna lente [affrettati lentamente]!
Resta compito non solo di APEAV, ma anche di ciascuno di noi, ringraziando il nostro socio Fedrighi per avercelo ricordato, l’adoperarsi maggiormente per trasmettere, in chi ci sta dattorno, cultura ed etica, nella certezza che risultati positivi, anche su questo tema che ci sta giustamente a cuore, si vedranno a breve.
Sed festìna lente!
Antonino Cipriano
giudice dell’E.N.C.I.
Verona, 20 luglio 2016.