SULLA RIDUZIONE DELLA ZONA ALPI

Abbiamo inviato alla Regione ed agli enti interessati la lettera che di seguito pubblichiamo:

ACCADEMIA VENETA Gestione faunistica Cultura della Caccia Conservazione della Natura

Egregio Assessore regionale alla Caccia

Avv. Cristiano Corrazzari

                                                                                    Fumane 23 Novembre 2021

Egregio Assessore,

apprendiamo con meraviglia e preoccupazione che, nel nuovo piano faunistico, è prevista per alcuni Comuni nel Veronese, una riduzione della zona Faunistica delle Alpi a favore di un ampliamento dei confinanti A.T.C.

Una operazione di questo tipo, tentata ormai da anni non da chi ha a cuore la buona gestione e la conservazione, ma solo da chi cerca facile consenso anche a discapito di scienza e tecnica, preoccupa gravemente chi si dedica a corretta gestione e conservazione della biodiversità e per fare ciò ha frequentato corsi, aggiornamenti, e dedicato lavoro, passione e sacrifici al proprio territorio cui ogni cacciatore dovrebbe essere strettamente legato.

Vede, Assessore, non si tratta di quote altimetriche, ma di ambiente. Nei nostri comprensori alpini il bosco si estende fino a lambire la pianura, accostandosi spesso a pregiate colture e creando zone ecotonali estremamente favorevoli a specie pregiate e delicate come il capriolo. Che non si tratti di quote, è dimostrato dal fatto che nei nostri territori il camoscio si è insediato con numeri significativi anche a poche centinaia di metri di altitudine e la presenza del cervo è segnalata in incremento anche nei fondovalle.

Ripeto: è una questione di ambiente e di una gestione finora attenta e favorevole operata da cacciatori preparati e con esperienza. Tutto questo ha consentito il “miracolo” della ricomparsa, dopo secoli, di specie preziose non solo per i cacciatori di selezione, ma anche per tutti i fruitori della natura.

Aprire queste zone ad una caccia meno controllata, ad un numero di cacciatori (in maggioranza non preparati) molto maggiore ed alla maledizione del “nomadismo venatorio”

sarebbe un errore foriero di danni irreparabili non solo all’ecosistema, ma anche al lavoro di decenni di chi si è dedicato, in scienza e coscienza, allo sviluppo faunistico- ambientale di tali aree.

Tutto questo è sostenuto con forza da biologi, faunisti e specialisti di livello internazionale che partecipano alla nostra Accademia. E, per essere davvero sincero, sarei molto soddisfatto che la Politica ascoltasse queste opinioni di veri esperti e non quelle di sedicenti tali con interessi ben diversi.

Si è persino detto che, con l’afflusso di molti più cacciatori in dette aree, si avrebbe un miglior controllo della specie cinghiale. Affermazioni, anche queste, dettate da profonda ignoranza venatoria. La scienza e la biologia ci hanno insegnato che l’abbattimento di cinghiali anche in gran numero, ma senza opportuna scelta di classi di sesso ed età, può portare addirittura all’aumento delle popolazioni. E’ ovvio, in fine, che la giusta scelta dei capi da eliminare può essere operata solo da cacciatori preparati in corsi impegnativi e seri, come quelli che Accademia Veneta sta tenendo.

I comprensori alpini prevedono un minor numero di cacciatori sul territorio, ed un maggior numero di operatori specializzati e preparati. Ciò ha portato a visibili risultati che sarebbe davvero incomprensibile distruggere.

Egregio Assessore, la prego di voler prendere in considerazione quanto sopra onde evitare un grave danno ed al fine di assecondare scienza e tecnica e non interessi di parte volti solo al consenso politico.

La Lega è il partito che più si dichiara favorevole alla caccia. Ci auguriamo di conseguenza che sia favorevole anche a decisioni fondate e corrette.

Mi scuso, Signor Assessore, per essermi dilungato forse troppo e ringraziandola vivamente per la sua sempre cortese attenzione, le invio i saluti più cordiali.

Dott. Prof.  Michelangelo Federici di Gorzone

Responsabile Accademia Veneta

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