LO “STUTZEN” PIU CLASSICO

Mannlicher, Mannlicher Schoenauer. Un nome, un fucile, un arma che ci riporta in un mondo passato, gli ultimi anni dell’Austria Imperiale, il Kaiser Franz Josef, le cacce ai grandi cervi dei Carpazi, l’ Africa, gli elefanti e i cacciatori d’ avorio, racconti e romanzi dello scorso secolo…

E’ un fucile prodotto da Steyr Daimler Puch, Steyr ( Austria) dal 1907/8 al 1967, riconvertendo una partita di fucili militari in origine destinati alla Grecia. Nasce così il mod. 1903, (dall’ anno di progettazione), un’ azione militare disegnata da Ferdinand Ritter von Mannlicher (1848-1904) accoppiata ad un geniale serbatoio ad elevatore rotante progettato da Otto Schoenauer.

All’ inizio è offerto solo nel calibro 6,5×54 M&S nella versione stutzen con canna da 45 cm e gewher, con canna da 60. Poi seguono altri calibri , 8x56M&S, 9×56 M&S, 9,5×57,30-06, 7×64, 8x 60s, 9,3×62 e altri modelli che prendono il nome dall’ anno di inizio di produzione e che differiscono in realtà solo per alcuni particolari: l’ inclinazione della leva dell’ otturatore, la posizione della seconda sicura,  la guardia , la sagoma del calcio e poco altro.

Immutata restano sempre l’architettura dell’azione e del serbatoio.

Subito fu un successo, per le virtù dell’arma, robusta, efficiente, e ben rifinita, e del calibro 6,5 x54, che con una palla di 10,5 grammi, blindata o espansiva si rivelò oltremodo preciso ed efficace.

Fu infatti apprezzata da tanti cacciatori in Europa, America e Africa, primo tra loro Walter D.M. Bell (1880-1954), scozzese, meglio conosciuto come “Karamojo” Bell, cacciatore professionista di elefanti nonché soldato, pilota da caccia, marinaio, scrittore e pittore, un vero avventuriero, teorico antesignano della precisione del tiro che lo utilizzò per abbattere un numero incredibile di elefanti e di altri animali africani sfruttando come nessun altro le doti di precisione e penetrazione del calibro e usando sempre una palla blindata.

Altri cacciatori famosi lo amarono, Hernest Hemingway lo usò in Africa, America ed a bordo del Pilar, la sua imbarcazione e lo immortalò in alcuni romanzi e racconti.

Fu alla spalla di altri scrittori e cacciatori famosi, Elmer Keith, Kusniewicz, Palffy, Nadler ed altri, che ne scrissero consolidando il suo successo fino a farne un mito.

La produzione fu interrotta dal 1939 al 1950 per la seconda guerra mondiale, ma fu un nuovo successo alla ripresa con l’ introduzione di nuovi calibri e con l’ offerta nel 1958 della versione magnum in 6,5x68s, 8x68s, 257 Weath., 264 W, 338 W, e 458W. Negli anni ‘50 e ‘60 una buona parte della produzione fu importata negli USA dalla ditta Stoeger.

E oggi?  Tecnicamente è un arma per molti aspetti superata, piena di “difetti”, la lunga corsa del percussore, il corpo dell’ otturatore in due parti, l’ estrattore (apparentemente) debole, il ponte posteriore aperto, nello stutzen la canna bloccata alla calciatura da cima a fondo, una vera eresia ai nostri tempi!    

Certo è un fucile di tempi andati: quando nel ‘67 la Steyr lo sostituì con lo Steyr Mannlicher M, si passò da più di 600 operazioni di macchina utensile a 160, e questo basta per capire cosa ne decretò la fine.

Ha ancora senso l’ uso di un fucile così?

Una bella azione inox con canna fluted e flottante, bedding, scatto a tre leve, calcio di resina e cannocchiale montato ultra basso in termini pratici offre molto di più, e allora perché cacciare con un M&S? Per il piacere sottile e un po’ romantico di usare nella nostra attività preferita una cosa bella, ma soprattutto ricca di fascino e storia, che profuma di tempi passati e che ci riporta ad un mondo più lento e riflessivo, ben lontano da quello frenetico e ultra efficiente di oggi, e crediamo che questo sia più che sufficiente perché ne valga la pena.

Del resto la maggior parte di quelli che si trovano in vendita sparano bene, in modo più che accettabile per un normale uso di caccia, alcuni anche in modo eccellente e, cercando un po’, se ne possono trovare anche in ottime condizioni. Anni fa un amico  trovò uno stutzen in 243 W, ancora nella sua scatola originale, avvolto nella carta oleata con il logo Steyr!

Ne ho due, un 270 del 1965 con cannocchiale Kahles 6x dell’ epoca montato ad incastro da Casartelli con il quale ho preso tutti i miei camosci in alcuni casi con tiri sopra i 300 m, e uno stutzen del 1954 (più vecchio di me!) in 30-06, proveniente dagli USA, sul quale ho fatto montare un’ ottica moderna e che uso per il capriolo e il cinghiale. Tutti e due sparano in modo eccellente e quindi assolvono bene il loro compito, ma la cosa bella è il fascino che aggiungono all’ azione di caccia e che un’ arma moderna non potrà mai dare.

Antonio Benciolini

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